Escursione 4 Gennaio

Sabato 4 Gennaio 2020

MONTI SATILUCANI
Escursione su Monte Longano m 579 slm

TITOLO DELL’ESCURSIONE:▼
IL MONTE LONGANO E L’OPERA PIU’IMPORTANTE DEL XVIII SECOLO

DIRETTORE DI ESCURSIONE :PASQUALE IADICICCO:TEL.3664637643

PERCORSO A.R.DALL’ACQUEDTOTTO CAROLINO
DISLIVELLO:500 m circa
DURATA: 6.00 COMPRESO SOSTE
LUNGHEZZA: 10 KM CIRCA
DIFFICOLTÀ: E

L’ESCURSIONE  SI FARA’ SOLO SE ARRIVERANNO  ADESIONI AL DIRETTORE DI ESCURSIONE MEDIANTE TELEFONATA O MESSAGGIO SMS ENTRO IL GIORNO 2.1.2020
APPUNTAMENTO ACQUEDOTTO CAROLINO -VALLE DI MADDALONI-VIALE DEGLI ARCHI-

-Scheda Tecnica

►DALL’ACQUEDOTTO CAROLINO PASSANDO PER IL MONTE LONGANO FINO AL PARCO EOLICO(per il Parco Eolico sarà facoltativo andarci,quindi chi si vuole fermare aspetterà il Gruppo sul Monte Longano) .

Appuntamento ore 8,30 sotto l’Acquedotto Carolino-a destra per chi proviene dalla direzione Sud-Nord nei pressi del cimitero antistante il monumento(Acquedotto Carolino) .
Per raggiungere il “ monumento” impostare sul navigatore <Viale degli Archi – Valle di Maddaloni> –il monumento apparirà come d’incanto lungo il percorso stradale;
L’escursione avra’ inizio proprio da sotto l’Acquedotto Carolino percorrendo una strada in salita asfaltata con un dislivello di circa 100.00 ml sul livello del mare;
Arrivati alla sommità e dopo le foto di rito al monumento si proseguirà a dx del monumento attraverso il bosco del Monte Longano procedendo su di un sentiero sterrato con panorama sul versante opposto (Monte Garzano e Valle di Maddaloni).

Cenni Storici

L’acquedotto Carolino (noto anche come acquedotto di Vanvitelli) è l’acquedotto nato per alimentare il complesso di San Leucio e che fornisce anche l’apporto idrico alla Reggia di Caserta (o meglio alle “reali delizie” costituite dal parco, dal giardino inglese e dal bosco di San Silvestro), prelevando l’acqua alle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano (BN), e trasportandola lungo un tracciato che si snoda, per lo più interrato, per una lunghezza di 38 chilometri. L’opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli (primo fra tutti Luigi Vanvitelli), destando, per l’intero tempo di realizzazione, l’attenzione da parte dell’Europa intera, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo.
I lavori dell’acquedotto, progettato da Luigi Vanvitelli su commissione di re Carlo di Borbone (da cui l’appellativo di Carolino), presero il via nel marzo del 1753. Il 2 agosto 1754 re Carlo conferì ad Airola il titolo di città come ricompensa formale per lo sfruttamento delle sorgenti di Bucciano, che all’epoca era un casale della stessa Airola.L’opera compiuta fu inaugurata il 7 maggio 1762. Le condotte in ferro furono realizzate nelle 8 ferriere, costruite appositamente dal Vanvitelli, in Calabria, lungo il corso della fiumara Assi (Guardavalle), le quali furono parte costituente delle Regie ferriere di Stilo. Le ferriere utilizzarono come minerale la limonite estratta dalle miniere di Pazzano e Bivongi.
I lavori furono completati nel 1770 con una spesa complessiva di 622.424 ducati. Oltre al complesso di San Leucio (di fatto l’attività produttiva più rilevante nata dall’indotto della creazione dell’acquedotto) l’intera area casertana ha visto lo svilupparsi di molteplici iniziative imprenditoriali che sfruttavano la forza motrice dell’acqua; come per esempio i numerosi mulini impiantati lungo l’articolato percorso dell’acquedotto.

I “Ponti della Valle”

Di particolare pregio architettonico e dal 1997 patrimonio mondiale dell’UNESCO (assieme all’intero acquedotto, alla reggia di Caserta e al complesso di San Leucio) è il ponte, a tutt’oggi perfettamente conservato, che attraversando la Valle di Maddaloni congiunge il monte Longano (ad est) con il monte Garzano (ad ovest). Tale costruzione, comunemente nota come “I ponti della valle”, si innalza con una possente struttura in tufo a tre ordini di arcate poggianti su 44 piloni a pianta quadrata, per una lunghezza di 529 m e con un’altezza massima di 55,80 m, sul modello degli acquedotti romani. Al momento della costruzione fu il ponte più lungo d’Europa. La qualità dell’opera vanvitelliana è testimoniata anche dalla sua resistenza ai tre violenti terremoti che hanno colpito l’area negli ultimi due secoli, senza intaccare l’impalcatura del viadotto. Alla base del ponte vi è un monumento-ossario, inaugurato il 1º ottobre 1899. Il monumento contiene resti dei soldati morti nella battaglia del Volturno.

Il sistema idrico

Dalla grotta artificiale posta a conclusione del grande parco della reggia di Caserta progettato dal Vanvitelli e completato dal figlio Carlo, una diramazione conduce all’edificio Belvedere, la celebre filanda-reggia voluta da Ferdinando IV per la produzione e tessitura della seta. Questa era stata realizzata recuperando l’antico casino cinquecentesco degli Acquaviva, ed ancora conserva i giardini di impronta rinascimentale arricchiti da gruppi scultorei e fontane, nonché i giardini del XIX secolo dove una grande cisterna accoglie le acque del Carolino per far funzionare il “rotone ad acqua” della filanda. Infine, dopo aver attraversato il Bosco Vecchio, un ramo del Carolino raggiunge la reale tenuta di Carditello, fattoria modello voluta sempre da Ferdinando IV.
Il condotto, largo 1,2 m ed alto 1,3 m, è segnalato da 67 “torrini”, costruzioni a pianta quadrata e copertura piramidale destinate a sfiatatoi e ad accessi per l’ispezione. La realizzazione del condotto avvenne tutta tramite asportazioni manuali ed utilizzando polvere da sparo L’enorme portata d’acqua oltre ad alimentare tutti i sistemi idrici esterni alla Reggia serviva anche a supportare un innovativo e sperimentale metodo di coltivazione e riproduzione delle piante non autoctone: venivano infatti sperimentate nuove tecniche per riprodurre nuovi tipi di piante esotiche, sfruttando le conoscenze che le spedizioni scientifiche portavano in Europa dalle colonie

CIMITERO GARIBALDINO

Per chi è interessato,nei presso dell’Acquedotto esiste il Cimitero Garibaldino che potrà essere visitato.
Il monumento/ossario sorse nel 1888. Il monumento si eleva per circa 19 metri con un obelisco di forma triangolare in cima al quale è posta la stella d’Italia e al suo interno raccoglie le ossa dei garibaldini caduti il 1° ottobre 1860. L’obelisco sorge su una base, anch’essa triangolare, in mezzo alla quale s’apre la porta che dà accesso all’ossario. Ai lati di questa porta ci sono due altorilievi rappresentanti Garibaldi, Nino Bixio, Pilade Bronzetti, Fabrizi, Cairoli, Dezza, Avezzana, Medici, De Martino, ed altri ancora. Questa base poggia su tre scalini, sul terzo dei quali vi erano, fino al furto avvenuto nel 1990, dei fasci d’arme addossati alla roccia. L’ingresso della cripta è custodito da una porta di ferro ornata da due rami di palma, quasi sacro simbolo della corona di gloria, che nella storia dell’umanità cinge la fronte dei martiri per la patria. Questo ingresso è sormontato da un serto di quercia, che cinge la scritta 1° ottobre 1860. In cima vi è una statua di bronzo che raffigura la vittoria alata, che con una falce fiammeggiante nella destra e rami di palma sulla sinistra, si posa sul plinto dopo il volo glorioso, per deporre la palma auspicata sul monumento che tanti ricordi e tanto eroismo rammenta
-In vetta si sosterà per circa un’ora(meteo permettendo) per godere dei magnifici paesaggi circostanti.

TEMPI DI PERCORRENZA: Ore 6/7 di cammino effettivo (tempo variabile in relazione al numero e capacità dei partecipanti) per circa 10 km di percorso totale(se si va al parco Eolico bisogna aggiungere altri 3 km circa ).

EQUIPAGGIAMENTO: Scarponi da montagna, abbigliamento escursionistico “a strati”, giacca a vento, mantellina antipioggia, pranzo a sacco ed acqua(almeno due litri), lampada frontale,bastoncini telescopici,crema solare protezione da 30 in poi;

AVVERTENZA: Il direttore di escursione si riserva di modificare in parte l’itinerario, di annullarlo in caso di condizioni meteo avverse o di condizioni del sentiero poco adatte alle capacità dei partecipanti tali da impedire la conclusione dell’escursione nei tempi prefissati.
-L’escursione è riservata ai soli Soci CAI in regola con l’iscrizione anno 2020.
-Considerata la difficoltà escursionistica si richiede un buon allenamento e forte motivazione-
Per chi vuole,si puo’ portare l’amico a quattro zampe ,sempre che il peloso sia allenato.

Fonte cenni storici:Wikipedia ed altri siti web

E – Escursionistica: richiede un certo allenamento per la lunghezza del percorso e/o dei dislivelli da superare che normalmente è compreso tre i 500 e 1000 metri.  E’ un itinerario che si snoda su sentieri di ogni genere  quasi sempre segnalati, su tracce evidenti,  ma anche su pascoli e non presenta di norma tratti esposti o, nel caso di brevi passaggi o traversate su ripidi pendii con protezioni come barriere o cavi. Può richiedere un certo senso di orientamento e conoscenza del terreno montagnoso e necessita di un allenamento alla camminata e di calzature ed equipaggiamento adeguato

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