Escursione Sabato 7 Dicembre

Sabato 7 Dicembre 2019

Monti Tifatini

Monte San Leucio – Un tuffo nella storia dei Borboni

Difficoltà: E

DIRETTORE DI ESCURSIONE:
PASQUALE IADICICCO 366 4637643

DISLIVELLO: 550 m     DURATA: 5h soste escluse      LUNGHEZZA: 10,5Km      TIPOLOGIA: A

EQUIPAGGIAMENTO NECESSARIO: Scarponi da montagna, abbigliamento escursionistico “a strati” (data la quota è possibile trovare temperature rigide anche in estate), giacca a vento e/o mantellina antipioggia, pranzo a sacco, acqua (almeno 2 litri a persona, non c’è acqua potabile sul percorso), bastoncini telescopici, torcia ;

APPUNTAMENTO 1: Casello di Caserta Nord ore 8.00
APPUNTAMENTO 2: Piazza della seta a San Leucio ore 8.30 dov’è possibile il rifornimento idrico

DESCRIZIONE ITINERARIO: La scalata al Monte San Leucio la faremo in modo un po’ diverso.
Essendo una montagna che ci prospetta un tuffo nella nostra storia recente (epoca Borbonica) preferisco che i partecipanti all’escursione (specialmente chi viene da fuori provincia) prendano contezza del territorio e dell’orografia relative alle montagne circostanti.
Prima di salire sul monte San Leucio saliremo in parte sul versante Est del Monte Sommacco da dove potremo vedere un po’ il paesaggio circostante e le opere Borboniche esistenti come la Reggia di Caserta, il Real Sito del Belvedere di San Leucio, il Casino di Caccia e il Monte San Leucio che sovrasta l’intero Borgo sottostante.
Parcheggeremo le auto nei pressi dell’Hotel Belvedere (Vaccheria di Caserta) e,nda li attraverso una stradina asfaltata, ci porteremo su un ampio spiazzale da dove già avremo la visuale panoramica a 360 gradi.
Questa montagna offre un tuffo nella storia Borbonica quanto saremo sul luogo si capirà il perché.
In vetta esistono ancora i ruderi di una costruzione, Torretta Borbonica (sedia del Re), crollata nell’anno 2014.

PANORAMA DAL MONTE SAN LEUCIO E DAL SOMMACCO
1-Si osserva tutta la verdeggiante piana di Monte Verna e le sue “Piramidi” attraversata dal Volturno che dona al paesaggio un aspetto alquanto suggestivo;
2-i Monti Trebulani con la sua cima piu’ alta (Monte Maggiore 1036 mslm), Monte Friendo, Monte la Cappella, Monte Sant’Erasmo, Monte Santa Croce, Monte Caruso e Monte Maiuolo del territorio di Caiazzo;
3-Sul Versante Est il Borgo di Caserta, il Monte Virgo con alle spalle il Massiccio del Taburno-Camposauro .
4-dal Monte Sommacco si gode lo spettacolo panoramico con vista sul Reale Sito di San Leucio, e, sul versante Ovest il panorama sulla Città di Caserta, la sua splendida REGGIA BORBONICA fino ad intravedere all’orizzonte il Vesuvio, l’Isola di Capri e la Costiera Sorrentina.

CENNI SUL BELVEDERE DI SAN LEUCIO (REAL SITO)
Il Belvedere di San Leucio è un complesso monumentale dal Carlo di Borbone re di Napoli e Sicilia (e successivamente re di Spagna con il nome di Carlo III), che è considerato, insieme al Palazzo Reale di Caserta ed all’Acquedotto del Vanvitelli, Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
L’idea di costruire e di dar vita ad una comunità autonoma fu di Re Ferdinando IV-figlio di Carlo di Borbone III (chiamata appunto Ferdinandopoli) che lascia a Caserta il Belvedere di San Leucio, i suoi appartamenti reali, il giardino all’italiana e l’annesso Museo della Seta, dove è possibile visitare i macchinari del Settecento col quale si tesseva la seta diventata famosa in tutto il mondo tanto da arrivare ad arredare la Casa Bianca, Buckingham Palace e il Palazzo del Quirinale. Il re Carlo di Borbone, consigliato dal ministro Bernardo Tanucci, pensò di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia ad apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Venne così costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto apposito del 1789 che stabiliva leggi e regole valide solo per questa comunità. Alle maestranze locali si aggiunsero subito anche artigiani francesi, genovesi, piemontesi e messinesi che si stabilirono a San Leucio richiamati dai molti benefici di cui usufruivano i lavoratori delle seterie.
Ai lavoratori delle seterie veniva infatti assegnata una casa all’interno della colonia, ed era inoltre prevista anche per i familiari la formazione gratuita e qui il re istituì difatti la prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile che includeva discipline professionali, e le ore di lavoro erano 11, mentre nel resto d’Europa erano 14.
Le abitazioni furono progettate tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell’epoca, per far sì che durassero nel tempo (infatti ancora oggi sono abitate) e fin dall’inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici. Le donne ricevevano una dote dal re per sposare un appartenente della colonia, anche se a disposizione di tutti vi era una cassa comune “di carità”, dove ognuno versava una parte dei propri guadagni. Non c’era nessuna differenza tra gli individui qualunque fosse il lavoro svolto, l’uomo e la donna godevano di una totale parità in un sistema che faceva perno esclusivamente sulla meritocrazia. Era abolita la proprietà privata, garantita l’assistenza agli anziani e agli infermi, ed era esaltato il valore della fratellanza.
Si trattò di un esperimento sociale, nell’età dei lumi, di assoluta avanguardia nel mondo, un modello di giustizia e di equità sociale raro nelle nazioni del XVIII secolo e non più ripetuto così genuinamente nemmeno nelle successive rivoluzioni francese e marxista.
ll re Ferdinando IV di Borbone aveva molto a cuore la colonia e progettò di allargarla anche per le nuove esigenze industriali dovute all’introduzione della trattura della seta e della manifattura dei veli, quindi per costruirvi una nuova città da chiamare Ferdinandopoli concepita su una pianta completamente circolare con un sistema stradale radiale ed una piazza al centro per farne anche una sede reale, non vi riuscì ma nei quartieri annessi al Belvedere mise in atto un codice di leggi sociali particolarmente avanzate, ispirate all’insegnamento di Gaetano Filangieri e trasformate in leggi da Bernardo Tanucci.
Ferdinando IV preferiva San Leucio in modo particolare e vi organizzava spesso battute di caccia e feste condivise con la stessa popolazione della colonia.
Lo stesso Ferdinando IV firmò nel 1789 un’opera esemplare che conteneva i principi fondanti della nuova comunità di San Leucio: Origine della popolazione di S. Leucio e suoi progressi fino al giorno d’oggi colle leggi corrispondenti al buon governo di essa di Ferdinando IV Re delle Sicilie. Tale codice, voluto dalla consorte Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, fu edito dalla Stamperia Reale del Regno di Napoli in 150 esemplari. Il testo, in cinque capitoli e ventidue paragrafi, rispecchia le aspirazioni del dispotismo illuminato dell’epoca ad interpretare gli ideali di uguaglianza sociale ed economica e pone grande attenzione al ruolo della donna.
Quando si incominciarono a costruire i nuovi edifici il progetto si interruppe a causa della rivoluzione del 1799, della discesa di Napoleone Buonaparte in Italia e della nascita della Repubblica Partenopea. Tuttavia, durante il governo francese di Gioacchino Murat, protrattosi dal 1808 al 1815, San Leucio ebbe comunque un ulteriore sviluppo industriale.
In seguito alla Restaurazione il progetto della neo-città venne accantonato, anche se si continuarono ad ampliare industrie ed edifici, tra cui il Palazzo del Belvedere. Il progetto utopico del re Ferdinando finì con l’unità d’Italia quando tutto venne inglobato nel demanio statale, ma tradizione e qualità nelle produzioni di tessuti serici sono rimaste ancora oggi.
Fonte: Wikipedia ed altri siti.

VISITA AL MUSEO DELLA SETA
Se il gruppo è d’accordo potremo visitare il Museo della Seta e relativi appartamenti del Real Sito Belvedere San Leucio:
orari mattina 9,30-10,45-12,00
pomeriggio 15,30-16,30(se decidiamo avremo il tempo necessario per la visita)
-costo ingresso 6 euro a persone;
-per gruppi di venti persone euro 4 compreso la guida ;

PARTECIPAZIONE: I Soci CAI che si presentino alla partenza per l’escursione senza aver dato nessun preavviso, se ammessi a partecipare dal Direttore di escursione, devono essere muniti della “Tessera CAI “ per il controllo del rinnovo del bollino annuale.
I Direttori di escursione devono verificare che i partecipanti non iscritti al CAI o Soci non in regola con il tesseramento dell’anno in corso, abbiano attivato, entro venerdì sera in Sezione, la copertura della Polizza assicurativa del CAI con relativo pagamento: il Presidente ed il Consiglio Direttivo declinano ogni responsabilità per l’inosservanza da parte dei Direttori d’escursione e/o degli escursionisti di quanto previsto dalla Polizza di Assicurazione del CAI Nazionale. I Soci ed i Direttori di escursione devono attenersi a quanto indicato nello Statuto ed nei regolamenti della sezione.

AVVERTENZA: I direttori di escursione si riservano di modificare in parte l’itinerario in caso di condizioni meteo avverse o di condizioni del sentiero e capacità dei partecipanti tali da impedire la conclusione dell’escursione nei tempi prefissati. L’escursione data la lunghezza del percorso è riservata esclusivamente a soci CAI ben allenati e motivati. Per partecipare all’escursione è necessario contattare i direttori d’escursione.

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