Anno bisesto, anno funesto!

Anno bisesto, anno funesto!

“Anno bisesto, anno funesto”, recita il detto.

Ma perché si dice così?

Le ragioni vanno, come per tutti i detti, ricercate in tempi molto remoti. I primi a pensare che l’anno bisestile fosse un anno funesto, furono gli antichi romani che, poi, diffusero questa credenza in tutte le zone dell’Impero. Non in tutti, però. Infatti nei paesi anglosassoni, si pensa, invece, che l’anno bisestile sia un anno fortunato e favorevole. In particolare il 29 Febbraio è considerato un ottimo giorno per cominciare nuove imprese sicuramente di successo.

Gli anni bisestili, come tutti sanno, sono anni che contano 366 giorni anziché 365.

Ma come si fa a riconoscere se un anno è bisestile? Facile! Basta verificare se è divisibile per 4. In questo caso l’anno avrà 366 giorni (come il 2020). Fanno eccezione gli anni secolari, cioè gli anni di fine secolo, quelli che terminano con almeno due zeri come il 1900 e il 2000. In questo caso bisogna verificare se siano divisibili per 400 (come è stato bisestile l’anno 2000).

La fama negativa attribuita dai romani agli anni bisestili deriva dal fatto che Febbraio era il mese preposto ai riti dedicati ai defunti. Il 21 Febbraio si celebravano, infatti, i Feralia con cerimonie pubbliche, offerte e sacrifici. Febbraio, infatti, era il Mensis Feralis, (da cui il nostro termine ferale) ovvero il mese dedicato ai riti per coloro che erano morti e alle susseguenti cerimonie di purificazione.

Febbraio era, quindi, un mese tetro e funesto. D’altronde, per gli antichi, tutto ciò che era anomalo e non razionale, era da considerarsi di cattivo auspicio quindi anche un anno anormalmente con un giorno in più doveva essere funesto!

Poi, come se non bastasse, nel XV secolo, si mise a parlar male degli anni bisestili, anche un certo Michele Savonarola, medico, scienziato e nonno del più famoso Girolamo, che affermò che questi fossero apportatori di epidemie nefaste per le greggi, le vegetazioni ecc.

D’altronde, ancora oggi, le persone più inclini alla superstizione non perdono occasione per ricordare qualche grande tragedia avvenuta in anni bisestili come il terremoto di Messina del 1908, quello del Belice del 1968 o quello del Friuli verificatosi nel 1976.

E quest’anno appena cominciato tra coronarovirus ecc. sembra mantenere la tradizione….

Comunque, in materia, la vox populi non ha dubbi. Ha sempre diffidato di questa eccedenza periodica. Un’anomalia del tempo che riequilibra l’anno sul piano astronomico, ma che lo sbilancia su quello simbolico. Fa, infatti, quadrare il conto delle stagioni, ma introduce nel calendario un’anomalia, un’eccezione.
Perché Febbraio non è solo il mese più corto e amaro, ma, come detto, è anche il più compromesso con le potenze delle tenebre.

Numa Pompilio, il mitico successore di Romolo, aggiunge al calendario Ianuarius e, soprattutto, Februarius, l’ultimo mese dell’anno (l’anno per i romani cominciava alla fine dell’inverno, a Marzo). E’ il momento dell’anno dedicato ai morti e agli Dei degli inferi in cui la società romana celebra i suoi riti di purificazione chiamati februa da cui il nome Febbraio.

Due rituali in particolare spiegano quest’aura sinistramente sacrale che circonda quest’ultima parte del calendario. I sunnominati Feralia che al ventunesimo giorno del mese aprono la porta al ritorno dei morti e il Regifugium che ricorda la cacciata dei Re e la fondazione della Repubblica. Questa festa ricorre il 24 del mese che è il “giorno sesto” nel senso che precede di sei giorni le calende di Marzo (per come i romani articolavano le loro date) e segna, simbolicamente, la fine dell’anno. Infatti i giorni successivi sono un tempo morto, un tempo vuoto temuto e nefasto che dura fino al primo Marzo. E Cesare, con la sua riforma del calendario, aggiunge un giorno ogni quattro anni proprio alla fatidica data del Regifugium. Però deve fare i conti con la ben nota predilezione delle potenze infere per i numeri pari! I giorni di Febbraio devono, perciò, restare ventotto! Come si fa a salvare capra e cavoli? Raddoppiando il giorno sesto. Nasce così il bisesto. Ovvero il sesto bis. In questo antico groviglio di simboli, credenze, calcoli e superstizioni ritroviamo l’avversione che nutriamo ancora oggi nei confronti di un Febbraio con ventinove giorni. Cercando di non urtare la suscettibilità di Proserpina e Plutone.

E quest’anomalia del tempo, questo zoppicamento, richiede di essere corretto con un trucco che faccia camminare il calendario con passo nuovamente regolare, mettendogli una stampella per poter riallineare l’incedere dei giorni e delle stagioni. Infatti, i popoli più diversi rappresentano l’andatura difettosa del tempo come uno zoppicamento che va corretto, come se l’anno, di tanto in tanto, andasse in asincrono e fosse necessario scongiurare questa ferale aritmia con una sorta di ortopedia simbolica. Si scongiurava il pericolo di un passo irregolare dell’anno mettendolo in scena attraverso un esorcismo ritmico. Dalla danza claudicante dellantica Cina e dai saltellamenti descritti negli antichi testi talmudici fino ai salterelli rituali dell’Europa moderna.
Abbiamo sostituito i cicli della natura con quelli della tecnologia, i tempi astronomici con quelli elettronici, ci siamo liberati dalle stagioni dei nostri padri, ma non dalle loro superstizioni. In pratica abbiamo tradotto le antiche credenze popolari in inquietudini postmoderne. E nonostante il tempo non ci basti mai, non siamo contenti di avere nella nostra agenda una pagina in più.

Fosse almeno festivo, il giorno bisesto sarebbe meno indigesto (che fa pure rima).

Alla prossima!

E guardate sempre in alto!

Ciao!

 

Raffaele D’Arco (Lello per Voi Amici)

 

 

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