La SuperLuna del 7 aprile 2020

La SuperLuna del 7 aprile 2020!  Mai così grande quest’anno!

E tanto altro….

Già da qualche giorno una Luna quasi piena ci sta facendo sognare dal balcone (Io resto a casa!, magari con un telescopio), ma martedì 7 aprile sarà il giorno della SuperLuna, la più grande del 2020! In effetti non è prima volta, quest’anno, che il nostro satellite si avvicina così tanto alla Terra da apparirci molto più grande del solito, ma questa di aprile sarà quella più grande dell’anno. Infatti alle 20:10 del 7 aprile la Luna sarà in prossimità del proprio perigeo (ovvero la minima distanza dalla Terra) a soli 356.908 km da noi, contro una distanza media di poco più di 384.000 km. Poi, più tardi, alle 04:35 dell’8 aprile avremo la Superluna, cioè una Luna completamente piena che si trova nel punto dell’orbita più vicino alla Terra (perigeo).

Per questo motivo il satellite ci apparirà più grande e più vicino.

In effetti, il termine SuperLuna non è proprio un termine scientifico. Fu coniato da Richard Nolle e indica la coincidenza tra Luna Piena e passaggio della stessa al perigeo. In astronomia, invece, si preferisce parlare di Luna Piena al Perigeo, ma, indubbiamente, l’appellativo di Superluna ha un fascino tutto suo.

Vista l’importanza della Luna con le maree oceaniche qualcuno credeva che in presenza di una SuperLuna, quindi con una Luna più vicina alla Terra, ci potesse essere un rischio maggiore di eventi come terremoti ed eruzioni vulcaniche, ma tali timori sono ritenuti molto poco convincenti. Al massimo le maree potrebbero essere leggermente più ampie rispetto alla norma senza, comunque, portare conseguenze evidenti.

Ovviamente, vengono considerate SuperLune sia la Luna Piena che la Luna Nuova, purché si verifichino in prossimità del perigeo lunare, ossia, ripeto, quando il nostro satellite è alla minima distanza dalla Terra. La Luna, infatti, non descrive attorno al nostro pianeta un’orbita perfettamente circolare, ma marcatamente ellittica. La sua distanza da noi non è sempre uguale, ma varia tra un valore minimo (perigeo) e un valore massimo (apogeo).

E’ ovvio che la Luna Nuova al Perigeo non è visibile nel cielo, pertanto l’unica SuperLuna realmente osservabile è quella Piena. L’unico modo di poter vedere la Luna Nuova al Perigeo è in occasione di un’eclissi di Sole! E questo è accaduto nel marzo del 2016! 

Nel 2020 sono previste quattro SuperLune, 2 Piene e 2 Nuove, ma quella di Aprile sarà quella più Super! Infatti apparirà circa il 7% più grande e sarà circa il 30% più luminosa della media. La troveremo in direzione della costellazione della Vergine, sull’orizzonte sud-sudovest.

Lo spettacolo della Luna Piena è massimo al suo sorgere, cioè al calar del Sole, oppure al tramonto del nostro satellite cioè all’alba. Ricordiamo che la Luna Piena sarà tale in cielo sempre dalla parte opposta rispetto al Sole da cui viene illuminata, per cui la Luna sorge al tramonto del Sole e tramonta all’alba.

Ma non sarà sempre così… La Luna si allontana lentamente da noi… 4 centimetri all’anno… E chè sò…. Niente…. Per ora…. Ma tra un miliardo di anni la distanza sarà talmente grande che la Luna sembrerà molto più piccola, tanto che non avremo più un’Eclissi di Sole. Il Sole, per coincidenza, adesso, è esattamente 400 volte più grande della Luna, ma è anche esattamente 400 volte più distante della Luna, per cui dal nostro punto di vista terrestre sembrano delle stesse dimensioni riuscendo, così, a produrre un’Eclissi Totale! Con la Luna più piccola, l’Eclissi sarà rappresentata da un piccolo disco scuro che passerà davanti al Sole senza oscurarlo del tutto….

E, così, fine del romaticismo…

Per osservare il fenomeno non ci vorrà nessuna attrezzatura speciale! Basterà guardare il cielo, magari con una macchina fotografica per poter scattare qualche bella immagine di questo spettacolo che la Luna ci offrirà.

Vi ricordo che la data della Pasqua è fissata, come sempre, alla prima domenica dopo il plenilunio successivo all’Equinozio di Primavera (20-21 marzo), quindi dopo la Luna Piena di questo 8 aprile (mattina). Pertanto la Pasqua (in quarantena) di quest’anno cadrà domenica 12 aprile.

Ma questo mese di Aprile ci porta anche altre “mirabilia”.

Dovendo stare in casa affacciatevi dal vostro balcone o dalla vostra finestra guardando verso ovest, nella direzione in cui tramonta il Sole. Con un cielo non ancora buio, si potrà individuare sopra l’orizzonte un puntino luminoso che con l’avanzare dell’oscurità diventerà sempre più visibile. Quel puntino non è una stella ma un pianeta. E’ Venere!

In questa porzione di cielo, in questo periodo, ci sono molte stelle brillanti e ben visibili a occhio nudo, per esempio Aldebaran, l’occhio rosso del Toro nell’omonima costellazione o Betelgeuse e Rigel in quella di Orione, ma la luminosità di Venere sarà talmente forte da non potersi confondere con quella delle stelle. A dir la verità Venere è ben visibile nel cielo crepuscolare già da dicembre e lo sarà ancora fino alla metà di maggio. Ma tra venerdì 3 e sabato 4 aprile potremo apprezzare un ulteriore spettacolo: una congiunzione stretta tra Venere e le Pleiadi! Una congiunzione che si ripete, circa nella stessa data, ogni 8 anni!

Venere che è un pianeta (errante, quindi) e arriverà nei pressi delle Pleiadi, un ammasso stellare (a mio avviso il più bello) nella costellazione del Toro. Normalmente le Pleiadi non sono facili da trovare per un occhio non esperto, ma la presenza del luminosissimo Venere ci servirà come un puntatore per individuarle facilmente.

Nonostante nella mitologia Venere sia la Dea dell’Eros e della bellezza, in realtà è un pianeta infernale dal suolo arido, un’atmosfera altamente corrosiva con nuvole di acido solforico e temperature di oltre 400 gradi.

Invece le Pleiadi per la mitologia greca sono sette sorelle, figlie di Atlante, il titano che con le sue spalle sorregge l’intera volta celeste. Si tratta di un gruppo di giovani stelle ancora avvolte dai residui della nube di polveri e gas da cui si sono formate circa 100 milioni di anni fa.

Mi voglio rovinare!

Ancora un appuntamento per il 3 sera!

Un nuovo passaggio ravvicinato su Napoli della I.S.S. (Stazione Spaziale Internazionale), quella di AstroSamanta e di Parmitano, per intenderci!

 

Venerdì 3 sera alle 21:05 si potrà osservare sfrecciante a 400 chilometri di altezza nel nostro cielo di Napoli per 3 lunghi minuti. Apparirà all’altezza di circa 28° da Nord Ovest per raggiungere un’altezza massima di 85° e poi sparire dall’altezza di 68° di Est-Sud Est. Avrà una Magnitudine di -0,3 (vi ricordo che la Magnitudine si esprime al contrario, cioè più è bassa e più l’oggetto celeste è “luminoso”)

Ovviamente non è che sulla Stazione Spaziale Internazionale, sapendo che passano per Napoli, accendano tutte le luci tipo albero di Natale per farsi vedere da noi … In questi orari la luce del Sole, colpendo la sua superficie metallica, si rifletterà come uno specchio, verso di noi 

 

E veniamo al solito angolino musicale…

D’altronde la musica è l’armonia delle Stelle!

Guardate la Luna! Anzi, voglio dare il Tu ai miei venticinque lettori (Citazione epidemica… Piccolo quiz… Se non indovinate me lo chiedete in privato…)

Guarda che Luna!

Ed ecco trovato il brano di stasera!

GUARDA CHE LUNA (di B.Pallesi / G.Malgoni) è stato uno degli ultimi successi di Fred Buscaglione: entrò infatti nelle classifiche nella primavera del 1959, un anno prima dell’incidente in cui il cantante perse prematuramente la vita.

Volare era stata pubblicata l’anno precedente, e infatti nell’esecuzione si sentono almeno in parte gli influssi del “nuovo stile italiano.

E’ interessante notare come il brano non sia della premiata ditta Buscaglione-Chiosso, ma del maestro Walter Malgoni, che in quel periodo compose una serie di hit come “Tua” per Jula de Palma oppure, successivamente, “Tre settimane da raccontare” per l’altro Fred, Bongusto. Ecco forse perché lo stile è un po’ diverso da quello che ci si aspetterebbe dal buon Fred.

Se l’introduzione non vi sembra proprio sconosciuta, avete perfettamente ragione: ricorda infatti l’inizio della Sonata “Chiaro di Luna” di Beethoven (per i puristi: op. 27, n. 2), anche se non si può certo parlare di plagio quanto di citazione: un po’ come se Fred guardasse la luna, gli venisse in mente il buon vecchio Ludovico van e poi partisse con quello che a lui viene in mente con la luna.

Il finale, invece, è jazzistico e nel 1959 questo stava iniziando ad essere portato anche nella musica leggera passando per il rock’n’roll. Tra qualche anno sarebbe diventato così comune da venire quasi a noia, ma per il momento era un tocco di novità.

La canzone non ha grandi voli pindarici dal punto di vista armonico. Eppure ha indubbiamente un suo fascino, abbastanza per diventare un evergreen, tanto da diventare il titolo di trasmissioni televisive (Rai, 2005) e produzioni teatrali (con la Banda Osiris, Enrico Rava e Gianmaria Testa, non esattamente gli ultimi arrivati).

E garantisco che il motivetto resta per un po’ in testa, quando la si ascolta. 

Guarda che luna
guarda che mare!
Da questa notte
senza te dovro’ restare!
Folle d’amore
vorrei morire
mantre la luna da lassu’
mi sta a guardare.
Resta soltanto
tutto il rimpianto
perche’ ho peccato
nel desiderarti tanto.
Ora son solo a ricordare
e vorrei poterti dire:
Guarda che luna!
Guarda che mare!
Ma guarda che luna!
Guarda che mare!
In questa notte,
senza te, vorrei morire
perche’ son solo a ricordare
e vorrei sentirti dire:
Guarda che luna!
Guarda che mare!
Guarda che luna!
Guarda che mare!
Che luna!
Che luna!

 Fred Buscaglione, nome d’arte di Ferdinando Buscaglione (Torino, 23 novembre 1921 – Roma, 3 febbraio 1960), è stato un cantautore, polistrumentista e attore italiano.

Nato a Torino da una famiglia originaria di Graglia, un paesino ora in provincia di Biella, era un bambino vivace e solare. Mostrò sin da piccolo una grande passione per la musica.

A undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino che però abbandonò dopo tre anni di frequenza un po’ per la scarsa simpatia rispetto alla musica classica e un po’ perché le misere condizioni economiche della sua famiglia, il padre era pittore edile e la madre portinaia, lo costrinsero a cercare lavoro svolgendo piccoli impieghi prima come fattorino e poi come apprendista odontotecnico.

Era ancora adolescente quando iniziò ad esibirsi nei locali notturni della città come cantante jazz e polistrumentista: era in grado di suonare diversi strumenti dal contrabbasso, al violino, al pianoforte, alla tromba. Un giorno, durante una sua esibizione al Gran Caffè Ligure, venne notato da uno studente di giurisprudenza, appassionato lettore di libri gialli di nome Leo Chiosso. Nacque così un sodalizio artistico che durò fino alla prematura scomparsa di Fred.

Durante la seconda guerra mondiale venne richiamato sotto le armi e distaccato in Sardegna, dove si mise in luce organizzando spettacoli per le truppe. Venne fatto prigioniero dagli statunitensi, fu contattato dai fratelli Franco e Berto Pisano con cui aveva formato a Cagliari il Quintetto Aster, che lavorava per la radio alleata e per Radio Sardegna, allora diretta da Jader Jacobelli. Del gruppo facevano parte anche Gianni Saiu e Carletto Bistrussu a cui in seguito si aggiunsero Giulio Libano e Sergio Valenti. Questo gli permise di continuare a fare musica e di sperimentare le nuove sonorità e i nuovi ritmi che venivano dagli Stati Uniti.

Dopo la fine della guerra Buscaglione rientrò a Torino e ricominciò a suonare prima in orchestre di altri, poi fondando gli Asternovas, il suo gruppo,. Quindi iniziò una vita randagia fatta di spettacoli in locali notturni di varie città d’Europa, talvolta anche di infimo ordine.

A Torino dal 1946 Fred aveva ricominciato a frequentare assiduamente l’amico Leo Chiosso, con cui iniziò a comporre canzoni. Il rapporto tra i due era praticamente simbiotico, al punto che si trasferirono nello stesso palazzo, in due appartamenti dirimpetto l’uno all’altro, in Via Eusebio Bava 26 bis, in zona Vanchiglia. Trascorrevano giorni e notti intere insieme a chiacchierare a scambiarsi idee, battute e frasi musicali che Leo annotava e Fred accennava sulla tastiera del pianoforte.

Molto spesso si trattava di canzoni un po’ strampalate che parlavano con ironia di “bulli e pupe”, di New York e di Chicago, di duri spietati con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell’alcool.
Nacquero così le canzoni che lo fecero conoscere in tutta Italia, molte delle quali eseguite dal vivo in concerto e registrate su disco, alcune in coppia con la moglie Fatima quali: Che bambola!, Teresa non sparare, Eri piccola così, Love in Portofino, Porfirio Villarosa ispirata alla figura del celebre playboy Porfirio Rubirosa, Whisky facile.

Fred si calò nel personaggio, facendosi crescere un paio di baffetti e presentandosi in scena in doppiopetto gessato e cappello a larghe falde, ispirato a Clark Gable e ai gangster americani come apparivano nei racconti hard-boiled di scrittori quali Damon Runyon, uno degli autori preferiti da Chiosso.

La sua discografia, nonostante la brevità della sua carriera, è folta. Nel 1956 incise numerosissime canzoni e in quello stesso anno uscirono i suoi primi 33 giri. Eppure non fu facile per lui trovare una casa discografica che accettasse di incidere quelle canzoni così trasgressive e inconsuete per l’epoca. Le sue prime incisioni risalgono al 1952, alcuni pezzi standard del repertorio jazz per l’etichetta La Voce del Padrone, oggi pressoché introvabili, ma nessuno si sentiva di dargli l’opportunità di incidere le “sue” canzoni.

Un aiuto decisivo arrivò dall’amico Gino Latilla che aveva ottenuto un discreto successo con la canzone Tchumbala-bey scritta dal duo Chiosso-Buscaglione. Egli insistette tanto con il direttore della Cetra, la sua casa discografica, affinché lui gli lasciasse incidere le sue canzoni, al punto di anticipare di tasca propria le spese e così nel 1955 vide la luce il primo singolo: un 78 giri che contiene due canzoni: Che bambola! / Giacomino. L’idea piacque al pubblico e il singolo vendette circa 980.000 copie in assenza di qualsiasi battage pubblicitario cosicché Buscaglione, incoraggiato da questo inaspettato successo, decise di incidere tante altre canzoni e sempre grazie all’appoggio di Latilla partecipò ad alcune trasmissioni radiofoniche che contribuirono notevolmente alla sua nascente popolarità

Nel 1949 a Lugano in un cabaret conobbe l’artista maghrebina Fatima Ben Embarek, meglio conosciuta con il nome d’arte di Fatima Robin’s, che si esibiva nello stesso locale come acrobata e contorsionista insieme al padre e alla sorella. Fred iniziò a farle una corte serrata, ma dovette fare i conti con l’ostilità del padre della ragazza e finì per organizzare con lei una romantica fuga in una notte di neve, su una slitta trainata da un cavallo. I due si sposarono nel 1953 in chiesa dopo la conversione di lei al cattolicesimo e lei iniziò con il marito una nuova carriera come cantante. Il loro rapporto fu tenero e a volte burrascoso, costellato di liti e riappacificazioni puntualmente scandite sulle pagine dei rotocalchi. Quasi sempre era la gelosia di Fatima a far scoccare la scintilla dell’ennesimo litigio. La coppia si separò definitivamente nell’ottobre del 1959. Nel gennaio del 1960 i due si rividero a Firenze a causa di impegni artistici concomitanti (lui al River Club, lei allo Chez Moi) e Buscaglione si trattenne in città anche dopo la fine delle sue serate fiorentine. Giravano voci di una riconciliazione tra i coniugi, alimentate dal fatto che Buscaglione promise di tornare nel capoluogo toscano per nuove esibizioni a febbraio, ma il destino non gliene diede il tempo.

Alla fine degli anni cinquanta Fred Buscaglione era uno degli uomini di spettacolo più richiesti, e non solo come cantante. Era dappertutto: nelle pubblicità, alla televisione e nei film, prima con brevi apparizioni canore, poi in ruoli autonomi incarnando quasi sempre la figura del simpatico spaccone.

La sua attività si faceva sempre più frenetica: girava due o tre film contemporaneamente il mattino, registrava spettacoli televisivi nel pomeriggio, incideva dischi la sera e cantava nei night la notte, spostandosi a bordo di una vistosa auto americana, una Ford Thunderbird che lui chiamava “Criminalmente bella”, come una delle sue canzoni. Ma il successo ebbe per lui anche conseguenze sgradevoli dal momento che la moglie Fatima, forse gelosa del suo successo e dei pettegolezzi apparsi sui rotocalchi che lo dipingevano come un tombeur de femmes e che gli attribuivano flirt con le attrici con cui recitava, soprattutto con Scilla Gabel e Anita Ekberg, finì col separarsi da lui, che si trasferì all’Hotel Rivoli di Roma.

Forse stanco del suo personaggio di “duro”, sul finire degli anni cinquanta Fred iniziò ad incidere canzoni melodiche, talvolta scritte anche da altri autori come: Guarda che luna, Non partir (di Giovanni D’Anzi e Alfredo Bracchi) e Al chiar di luna porto fortuna (scritta da Carlo Alberto Rossi).
Tre settimane prima della morte in un’intervista al quotidiano Stampa Sera espresse l’intenzione di ritirarsi nel giro di due anni, affermando: «Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, ed io tornerò ad essere solo Ferdinando Buscaglione».

Buscaglione morì improvvisamente all’alba del 3 febbraio 1960, a soli 38 anni, in un incidente d’auto mentre rientrava all’hotel Rivoli dopo aver trascorso la notte esibendosi in un night di via Margutta, a Roma. La sua Ford Thunderbird color rosa, giunta all’incrocio fra via Paisiello e viale Rossini nel quartiere romano dei Parioli, si scontrò con un camion Lancia Esatau carico di porfido guidato dal ventiquattrenne Bruno Ferretti, che tentò di soccorrerlo insieme a un metronotte e a un passante. Fermarono un autobus dove caricarono il cantante, che giunse però troppo tardi all’ospedale.

Ai suoi funerali, svoltisi a Torino nella Chiesa di Santa Giulia il successivo 6 febbraio, parteciparono decine di migliaia di persone tra cui molte celebrità della musica e dello spettacolo, da Johnny Dorelli a Gino Latilla e Wanda Osiris. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

La scomparsa di Fred Buscaglione, avvenuta nel pieno della sua carriera di cantante e di attore, fu un evento mediatico che ebbe ampie ripercussioni nell’Italia del boom economico. Il suo ultimo film, le cui riprese erano terminate pochi giorni prima del tragico incidente e che si sarebbe dovuto intitolare A qualcuno piace Fred, uscì nelle sale il 24 febbraio 1960 con il titolo Noi duri e ottenne immediatamente un enorme successo, restando in programmazione per mesi. Nel film Buscaglione recita con attori famosi come Paolo Panelli, Totò e Scilla Gabel, tenendo la scena con naturalezza e brio.

Le sue canzoni continuarono ad essere ascoltate alla radio e nei juke-box che andavano diffondendosi per la penisola e la folla cosmopolita che invadeva Roma durante le Olimpiadi portò a casa, tra i souvenir, anche i dischi di Buscaglione, accrescendone la conoscenza all’estero.

La RAI periodicamente trasmette programmi rievocativi della sua figura usando materiali d’archivio e interviste ad amici e collaboratori. Nel 1980, per il ventesimo anniversario della sua scomparsa, venne trasmesso il programma In memoria di Fred Buscaglione in cui diversi artisti riproposero i suoi successi accompagnati dall’orchestra diretta da Gorni Kramer. Nel corso del programma Rino Gaetano si esibì in una molto personale e appassionata rivisitazione de Il dritto di Chicago. 

Nella stagione 1991-1992 andò in scena il musical Fred, ispirato alla vita di Buscaglione, con la regia di Gino Landi su testi di Umberto Simonetta e Italo Terzoli, dove Umberto Smaila interpretava il ruolo del cantante e attore torinese.

Nel 1995 nacque a Roma, per iniziativa dell’attore e cantante Federico Scribani, la Fred Forever Jumpin’ Orchestra, una cover band che riproponeva i successi dell’ormai mitico cantante torinese. Il gruppo cambiò in seguito il suo nome in Buscaja, e ancora oggi porta nei suoi concerti la testimonianza dell’arte e dello spirito guascone di Fred Buscaglione, contribuendo a perpetuare il mito di un artista che ci ha lasciato quando aveva ancora molto da darci.

Nel 2008 Fred Buscaglione venne iscritto nel “Pantheon dello Swing Italiano” come uno degli Immortali, nell’ambito del progetto “Sultanato dello Swing” ideato da Freddy Colt con il patronage del pianista jazz Stefano Bollani.

Nel 2009 era stata annunciata una coproduzione di Rai Fiction per portare la storia di Fred Buscaglione sul piccolo schermo, ma nel 2010 la lite tra Claudia Mori e Luca Barbareschi per aggiudicarsi la produzione della miniserie ha portato all’accantonamento del progetto.

Nel 2009 nascono il Premio Buscaglione, un premio musicale a lui dedicato, e il festival “Sotto il Cielo di Fred”, per onorarne la memoria e i meriti artistici dando al contempo a gruppi emergenti la possibilità di esibirsi e farsi strada nel mondo della musica a livello professionistico.

Per l’ascolto, stasera, in omaggio a Fred, solo lui!

Guarda che Luna – Fred Buscaglione:

https://www.youtube.com/watch?v=lqzRNvx4tjQ

 Buon ascolto e ”guardate sempre in alto!”

 

Alla prossima!

Raffaele D’Arco

(Lello per Voi Amici)

Castellammare di Stabia

(Napoli, Italy)

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *