Arriva l’Equinozio di Primavera!

Arriva l’Equinozio di Primavera!

Rieccoci per fare due chiacchiere sul mondo che è posto sulla nostra testa.

Tra poco, il 20 marzo, alle 15:46, in Italia, è l’Equinozio di Primavera!

 Ovviamente, non stiamo parlando di nobili quadrupedi che convolano a nozze all’inizio della bella stagione, ma che tra pochi giorni inizia ufficialmente la primavera (quella vera, astronomica… quella metereologica, invece, comincia il 1° marzo…).
Il Sole attraverserà uno dei due punti, nella sfera celeste, in cui l’eclittica e l’equatore celeste si intersecano: il cosiddetto “Punto Vernale” o Equinozio di Primavera, mentre l’altro punto corrisponderà all’Equinozio d’Autunno.

Infatti per un osservatore posto esattamente all’equatore, il Sole apparirà perfettamente sulla sua testa, allo zenit, e la durata del giorno sarà esattamente pari alla durata della notte: 12 ore esatte. Invece un osservatore posto esattamente al polo nord lo vedrebbe tagliato esattamente in due dall’orizzonte per tutta la giornata.

All’Equinozio il terminatore, la zona crepuscolare, cioè la linea immaginaria che divide la zona d’ombra della Terra da quella illuminata, collega esattamente i due poli terrestri e appare perfettamente verticale.

Man mano, fino a settembre, questa linea andrà inclinandosi sempre più in modo da regalare luce e calore solare al nostro emisfero settentrionale (boreale) a scapito di quello meridionale (australe): per noi, infatti, inizia la “bella stagione”, il susseguirsi di primavera ed estate, mentre per l’emisfero australe comincia quella “brutta”.

Su youtube potete trovare un video che in pochi secondi vi mostra come varia questo terminatore nel corso dell’anno.

Le immagini sono state registrate dal satellite Meteosat in orbita intorno alla Terra. Partendo dall’Equinozio d’autunno del settembre 2010 con la zona crepuscolare che appare verticale e, poi, mano a mano che la Terra orbita intorno al Sole, il terminatore si inclina, facendo sì che il nostro emisfero boreale rimanga meno esposto alla luce solare: è il nostro inverno! Poi si arriva all’Equinozio di primavera del marzo 2011 ed il terminatore si inclina dal lato opposto e, questa volta, si determina l’inverno nell’emisfero australe e l’estate in quello boreale. Poi si ritorna all’Equinozio d’autunno. Un ciclo, questo, che si ripete ogni anno determinando il susseguirsi ciclico delle stagioni terrestri.

Questo timelaps, come detto, è dovuto agli occhi del satellite Meteosat che hanno fotografato la Terra ogni giorno, dalla stessa posizione. E’ lungo solo una manciata di secondi, ma la registrazione è durata un anno intero, su di un percorso di 940 milioni di chilometri!

Potete vederlo al link:

http://www.youtube.com/watch?v=LUW51lvIFjg&feature=player_embedded

Quindi dal latino “equinoctis” oppure “aequus nox” possiamo dire che il giorno sarà uguale alla notte.

Bene, ma ora mi direte, “Ma l’Equinozio di primavera, l’inizio della stessa, non capita a San Benedetto (una rondine sotto il tetto, come ci hanno insegnato alle elementari) cioè il 21 marzo?”

Non avete tutti i torti….

Perché, allora, stiamo dicendo che avviene il 20 marzo, cioè con un giorno d’anticipo?
No problem! Nessun errore…
Quest’anno l’Equinozio è proprio il 20 marzo, e rimarrà il 20 o addirittura il 19 marzo, per un bel po’ di anni, almeno fino al 2102! Tutta colpa del Calendario Gregoriano attualmente in uso. Un calendario che è il migliore possibile (attualmente), ma che è un sistema imperfetto perché non corrisponde esattamente all’anno siderale, cioè il periodo orbitale della Terra intorno al Sole, che è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi. Questo è il tempo che impiega il Sole a ritornare nella stessa posizione rispetto alle stelle della sfera celeste. L’anno siderale è di 20 minuti e 24,6 secondi più lungo dell’anno tropico a causa del moto di precessione dell’asse terrestre. Il Calendario Gregoriano considera, invece, proprio l’anno tropico o solare di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. In pratica abbiamo circa un quarto di giorno in meno rispetto a quello che impiega la Terra per effettuare la propria rivoluzione (il proprio giro) intorno al Sole. Pertanto ogni anno l’Equinozio cade 6 ore più tardi, fin quando non si arriva, ogni 4 anni, all’anno bisestile, che, aggiungendo un giorno in più a febbraio riesce a riportare indietro l’orologio della sincronizzazione tra anno siderale e calendario gregoriano. Rimangono un’altra ventina di minuti che si recuperano con altri piccoli aggiustamenti, ma, per ora, trascuriamoli…
Ma l’Equinozio è importante anche in ambito cristiano per la data della Pasqua, che, come sappiamo, è una festa mobile, che varia di data ogni anno. Per la Chiesa, infatti, da ormai 1700 anni (dal Concilio di Nicea del 325) la Pasqua si celebra nella prima domenica successiva alla prima Luna piena di Primavera, e si considera come inizio della Primavera la data del 21 marzo. In realtà la data dell’Equinozio varia, come abbiamo visto, e quest’anno sarà il 20 marzo, non il 21, ma la Chiesa se ne frega dell’Astronomia e il giorno dell’Equinozio viene considerato per convenzione sempre il 21 marzo. Quest’anno la prima Luna piena dopo il 21 marzo ci sarà Giovedì 2 aprile per cui la Pasqua sarà la successiva Domenica 5 aprile
A proposito di Calendari, Voi che siete così attenti ai consumi ecologici di carta perché non conservate i vecchi Calendari per poterli riutilizzare?
No? Non sapete che ogni 28 anni (ma anche prima) i giorni si ripetono uguali (a parte la Pasqua che cambia continuamente…)?
Una delle azioni che si fanno all’inizio dell’anno è il cambio del calendario, dell’agenda, cosa indispensabile per pianificare le nostre attività, per tenere “sotto controllo” il passare del tempo.
Forse non avete mai pensato di conservare un calendario o un’agenda ormai terminati, ma il calendario e l’agenda che state usando adesso si potrà riutilizzare più volte nel futuro. Certo, perderemmo il fatto di goderci un calendario nuovo, con nuove foto o illustrazioni, e forse il calendario ormai usato è pieno di annotazioni di appuntamenti e cose da ricordare, ma la possibilità di riutilizzare i calendari del passato c’è. Il problema è che questo possibile riutilizzo non è così frequente.
La regola più conosciuta per il ripetersi di un anno è quella dei 28 anni. Ogni 28 anni (7 giorni moltiplicato per la ricorrenza di 4 anni per i bisestili), in sostanza, l’anno ha esattamente la stessa disposizione di giorni della settimana. Il 2026, quindi, seguendo questa regola, è uguale al 1998 ed al 1970, per cui se in casa avete ancora un vecchio calendario del 1998 o del 1970, potrete tranquillamente appenderlo al muro e riutilizzarlo nel 2025. Attenzione però: la data della Pasqua sarà diversa perché, come abbiamo visto, si calcola autonomamente…
Ci sono, però, delle eccezioni per cui, senza scendere troppo nei dettagli, possiamo dividere il ciclo di 28 giorni in periodi successivi di 11, 11 e 6 anni in cui avremo lo stesso calendario… Pertanto, il 2026 sarà uguale al 2015 (2026-11), al 2004 (ancora 2015-11) e al 1998 (2004-6) e così via…
Il riutilizzo dei calendari è un’idea semplice, ma efficace, per ridurre gli sprechi e promuovere la sostenibilità. Milioni di calendari vengono stampati ogni anno, spesso su carta patinata o di alta qualità, il che li rende difficilmente riciclabili. Riutilizzarli significa dare una seconda vita a un prodotto che altrimenti finirebbe nel cestino. Inoltre, è un modo creativo per riscoprire immagini, fotografie o illustrazioni che meritano di essere valorizzate ancora una volta. E avremo anche contribuito alla riduzione dei rifiuti…
Tutta questa mia tiritera è un piccolo, ma affascinante, esempio di come i cicli astronomici e le nostre convenzioni temporali si intersechino in modi sorprendentemente pratici.

E proviamo a parlare un po’ della nostra Musica, che, poi, è l’armonia delle Stelle…

 Marzo, Primavera, Rinascita………..

Non c’è che da scegliere “Marzo” celeberrima poesia-canzone del nostro Salvatore di Giacomo!

Era il 1905 quando Di Giacomo, ormai famoso, conobbe una giovane studentessa del Magistero che prese l’abitudine di recarsi alla Lucchesi Palli per conoscere e comprendere da vicino il poeta che aveva scelto di studiare per la sua tesi. Si chiamava Elisa Avigliano, ragazza auta e brunetta (alta e brunetta), più giovane di lui di 19 anni, che, infiammò il cuore dell’artista da diventare presto l’unico e tormentato amore della sua vita! Dopo 11 anni di fidanzamento si sposarono il 20 febbraio 1916.

Fu una vita piena di sospetti e gelosie da una parte e dall’altra (“a nera gelusia”) con litigi e minacce di separazione, ma sempre struggente per il cuore del nostro Poeta. Scriveva alla sua Elisa: “La mia anima è sempre come un cielo ora annuvolato, ora luminoso su cui rapidamente si avvicendano sole e nubi e devo ripeterti, ancora una volta, che il buono e il cattivo tempo lo fai unicamente tu.

Mi sembra innegabile leggervi un preludio alla successiva, struggente poesia “Marzo” che recita:

 Marzo: nu poco chiove

e n’ato ppoco stracqua

torna a chiovere, schiove,

ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,

mo n’aria cupa e nera,

mo d’’o vierno ‘e tempesta,

mo n’aria ‘e Primmavera.

N’ auciello freddigliuso

aspetta ch’esce ‘o sole,

ncopp’’o tturreno nfuso

suspireno ‘e vviole.

Catarì!…Che buo’ cchiù?

Ntiénneme, core mio!

Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,

e st’ auciello songo io.

Musicata nel 1982 dal pugliese Mario Pasquale Costa questa è una della 200 e più canzoni scritte da Salvatore Di Giacomo. Conosciuta anche con il nome di “Catarì è meno nota di “Era de maggio”, ma è ancora più sofferta, ma di una tristezza che non diventa mai autocommiserazione. Anche in questa poesia-canzone il protagonista è un mese dell’anno: marzo, il mese più pazzo, come si dice a Napoli, mese che essendo a cavallo tra l’inverno e la primavera, alterna copiosi acquazzoni a improvvise schiarite. Salvatore Di Giacomo, in rima alternata, ha tradotto in versi questo luogo comune “Mo nu cielo celeste, mo n’aria cupa e nera, mo d’ ‘o vierno ‘e ‘tempeste, mo n’aria ‘e primmavera“. In questo scenario incerto un uccello infreddolito aspetta l’arrivo del sole, nel mentre che le viole sospirano sul terreno bagnato e nell’ultimo verso se ne rivela l’identità “Catarì, che vuò cchiù? Ntienneme, core mio, Marzo, tu ‘o ssaje, si’ tu, e st’auciello song’ io”, ricordando che siamo tutti vulnerabili: siamo tutti “aucielli freddigliusi alla mercé di un marzo ostile”.

 Canzone delle più classiche, Marzo-Catarì è stata cantata ed incisa dai più grandi artisti.

Possiamo spaziare dalla splendida ed accorata versione di Roberto Murolo che ricama alla chitarra e che potete ascoltare al link:

https://www.youtube.com/watch?v=xxGt-BMpglc

a quella suggestiva di Massimo Ranieri:

http://www.youtube.com/watch?v=lMKDSnJEadc

E visto che ha vinto il Festival di Sanremo, Sal Da Vinci insieme a Tony Esposito:

https://www.youtube.com/watch?v=TRHicQbczIw

Ovviamente, per rimanere nelle voci classiche, il Maestro Sergio Bruni:

http://www.youtube.com/watch?v=7-dTHjomHcM

E Fausto Cigliano che la canta nel film Passione di John Turturro:

https://www.youtube.com/watch?v=dpLfuHT_008

E’ stato rivalutato dalla critica… Mario Merola:

https://www.youtube.com/watch?v=VxTsPSML-cE

Ma anche Milva nel 1965:

https://www.youtube.com/watch?v=8LOYOOPmBzI

The last but not the least, per ultima, ma assolutamente non la meno importante, non potevo esimermi dal proporvi la struggente e datata versione degli Showmen con l’indimenticabile voce di Mario Musella ed il Sax di James Senese (noi ce li ricordiamo… provate a chiedere a qualche giovane: “Chi erano gli Showmen…”):

Http://www.youtube.com/watch?v=flkAnN8KS9o

Era una “chicca”, una rara versione con un incipit in inglese molto “napoletano”.

Per gli appassionati, potete sentire James Senese, l’anima nera della canzone napoletana, intervistato sulla storia degli Showmen:

https://www.youtube.com/watch?v=M7vDOt65XDs

Alla prossima!

E “Guardate sempre in alto!

 

Raffaele D’Arco

(Lello per Voi Amici!)

dottore@raffaeledarco.it

Castellammare di Stabia (NA) ITALY

www.raffaeledarco.it

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